MA QUESTO NON DEVE ACCADERE
Nella seduta del Consiglio Grande e Generale del 21 Maggio 2002 sono state discusse e votate cinque Istanze d’Arengo presentate dall’Associazione Micologica di cui due sono state approvate (Ratifica della Convenzione Internazionale sul paesaggio sottoscritta da San Marino nel 2001 - Prevedere l’informazione ai proponenti delle Istanze d’Arengo sull’andamento dell’Istanza stessa da parte dei Membri competenti del Congresso di Stato), mentre altre tre sono state respinte.

Quelle respinte presentavano problematiche decisamente più spinose di quelle approvate, andiamo quindi ad analizzarle: La prima chiedeva che fosse “prevista per legge la costituzione in Parte Civile delle Associazioni Ambientaliste in ogni procedimento penale riguardante i reati contro l’ambiente”.
In pratica si chiedeva che quando qualcuno commette reati a carattere ambientale (inquinamento dei corsi d’acqua, immissioni inquinanti nell’aria, altri vari tipi d’inquinamento, abbattimenti abusivi di piante,
ecc.) ogni Associazione ambientalista potesse costituirsi Parte Civile, cioè parte danneggiata da tali fatti in nome e per conto della salute e dell’ambiente di tutti. L’aiuto e la partecipazione che le Associazioni
ambientaliste avrebbero potuto dare in cause penali di questo tipo avrebbe potuto essere in molti casi determinante al raggiungimento dell’accertamento delle reali responsabilità dei malfattori. Ma questo
non deve accadere.
La seconda chiedeva che “si istituisse un sistema di tassazione annuale degli immobili inutilizzati al fine di scoraggiare la realizzazione di immobili a fini speculativi”.
Questa richiesta sembra abbastanza chiara infatti ogni tanto sui giornali, viene fuori che il tal politico o il tal partito farà sua questa proposta ma poi nessuno si decide a metterla in atto per non scontentare piccoli e
grandi speculatori e così le cose rimangono come sono, anzi peggiorano continuamente. In nessun paese come nel nostro, esiste un fenomeno di investimento passivo nel “mattone” così forte e radicato nella mentalità di tutti, tanto da essere diventato un fatto culturale. L’investimento nel
mattone, oltre ad essere chiaramente improduttivo per l’economia generale del paese, ne distrugge velocemente tutte le risorse territoriali che portano ad un collasso delle aree appetibili sul mercato aumentando, in maniera spropositata, i costi di acquisto dei “lotti” e generando un mercato
perverso che, protetto da troppi interessi, non produce ricchezza per tutti ma alla fine solo per le lobby della speculazione. Il tutto avviene sotto lo sguardo indifferente (o interessato?) dello Stato che invece di fare
politiche di intervento sulla casa, sui servizi, sull’industria e su un adeguato sviluppo compatibile di questo paese (viste le dimensioni del nostro territorio), se ne sta bellamente alla finestra a guardare uno sfacelo
che sembra non dover avere mai fine. Quando arriva il momento di fare le scelte, bisogna avere il coraggio di fare anche quelle scomode e non solo quelle che catturano consenso spicciolo e distruggono il Paese. Ma
anche questo non deve accadere.
La terza chiedeva che “sia configurata una responsabilità penale ai competenti Membri del Congresso di Stato qualora gli stessi non provvedano entro i termini previsti dalla legge all’adozione dei provvedimenti di propria pertinenza relativi ad Istanze d’Arengo approvate”.

In sintesi si chiede che quando un’Istanza d’Arengo viene approvata, vengano messi in opera tutti gli strumenti possibili per la sua felice risoluzione (per legge entro sei mesi) e se per caso tali operazioni non vengono eseguite, allora i responsabili diretti (in questo caso i Segretari di Stato) debbono essere perseguiti penalmente per “abuso di autorità”. Forse poteva sembrare un puerile tentativo di rompere quella roccaforte che è il paravento della collegialità del Congresso di Stato che garantisce la singola non-punibilità dei suoi componenti, in realtà era un concreto tentativo di ridare dignità all’Istituto dell’Arengo ormai da troppo tempo vilipeso. Qualcuno dice che tale Istituto sia ormai stantio e superato, fatto sta che è l’unica maniera per il cittadino di imporre piccole e grandi riforme all’attenzione del Consiglio Grande e Generale e quando esse vengono approvate “devono” essere realizzate perché richieste dalla cittadinanza ed approvate dal potere supremo dello Stato (che non è il Congresso di Stato che è potere esecutivo, bensì il Consiglio Grande e Generale che è il potere legislativo). Negli ultimi anni si è assistito ad un violento degrado della vita politica e sociale generato dalla mal gestione
della cosa pubblica da un manipolo di politicanti arruffoni ed interessati. Una delle prime reazioni della popolazione si è rivelata nel crescente aumento delle Istanze d’Arengo che non sempre e non solo chiedono l’asfaltatura di una strada o la creazione di un nuovo marciapiede, ma sempre più spesso propongono correttivi alle leggi esistenti o ne propongono di nuove ad un sistema che non sa scrollarsi di dosso un metodo di governare ormai arcaico e decisamente superato da un mondo che sta
percorrendo le strade del 2000 e non del 1600 come feudalmente succede da noi.Ma se le Istanze vengono approvate e poi non se ne fa nulla, ecco che l’Istanza non serve più a niente e allora ti accorgi che chi comanda abusa del suo potere ignorando una legge dello Stato che vuole che l’Istanza approvata sia risolta o comunque venga messa in essere entro i sei mesi successivi all’approvazione. Ma con chi te la prendi? Le responsabilità del Congresso sono collegiali per cui, se la collegialità serve
a coprire le magagne del singolo Segretario di Stato, allora anche le responsabilità vanno condivise e allora denunciamoli tutti perché sono tutti ugualmente colpevoli.
Che fine ha fatto l’Istanza che prevedeva il superamento del “Testo Unico” dalla legge sulla “Tutela Ambientale”? Per favore tiratela fuori: due anni nel cassetto sono veramente troppi. Ma anche questo non deve accadere. 

Tratto da "Il Sottobosco" Augusto Michelotti