RISTRUTTURAZIONI OPPURE DEMOLIZIONI E RICOSTRUZIONI?!

 

 

Lo Stato e le sue istituzioni in materia territoriale hanno perso il controllo della situazione cadendo nel marasma più completo; infatti non si può andare avanti per anni concedendo favori, al  di fuori della Legge, che fanno giurisprudenza e diventano legali, stravolgendo così tutta la Legge alterandone i significati e le indicazioni fondamentali. Non si può andare avanti approvando continuamente “piani stralcio” che modificano in continuazione lo stato di fatto e quella misera progettazione urbanistica che viene prodotta; così si crea il caos e le norme non hanno più valore, eccitando la cupidigia degli speculatori e dei singoli cittadini attratti da offerte milionarie alle quali è difficile opporre un dignitoso diniego. Procedendo in questo modo non si può giungere che al “caos”, quella tremenda situazione in cui non esistono più regole e ognuno (qualcuno più di altri) si fa le norme da solo di fronte ad uno Stato che, da regolatore dei flussi edificatori, diventa inerme spettatore e non ha più gli strumenti per controbattere una situazione che si sta velocemente deteriorando.

 

Incapacità? Senz'altro! Malafede da parte di qualcuno che dovrebbe essere preposto a ruoli di tutela e regolamentazione del carico urbanistico complessivo? Sicuro! Fatto sta che il Paese è diventato ingovernabile: ogni approvazione data porta scompensi sulla viabilità, sull’efficienza dei servizi primari e secondari (soprattutto le scuole, il più evidente), sul paesaggio (importante credo per un paese ad alta vocazione turistica), sull’ambiente e sul degrado fisico-geologico del territorio.

Le conseguenze di quanto sta accadendo oggi le pagheranno soprattutto gli uomini di domani in quanto le formule per limitare i guasti diventano sempre più complicate, soffocate da una realtà che sta invadendo tutto quanto di buono ancora esistente e che non lascia più spazio alla progettazione razionale di un ambiente a misura d’uomo.

 

L’interesse privato ha nettamente scavalcato l’interesse pubblico celandosi dietro un sistema ramificato di clientelismi e favori che non è più possibile bloccare, soprattutto da questa classe politica composta da uomini che non possono e non vogliono cambiare le cose. L’ultima perla ci viene dal ritorno, alla grande, di una pratica che è stata purtroppo sempre tollerata e in qualche modo giustificata, sto parlando delle ristrutturazioni che poi si trasformano in demolizioni dell’edificio per poi ricostruire con indici completamente nuovi, tri o quadruplicati, dalla C.U. su proposta dei privati; però mantenendo le vecchie impostazioni soprattutto sulla distanza dai confini. Questo cosa vuol dire? Vuole dire che viene presentato un progetto di ristrutturazione che, considerato che agisce su un edificio esistente, logicamente mantiene la sua posizione sul lotto su cui insiste, poi, in fase di esecuzione dei lavori, la ruspa va a sbatterere “casualmente” contro la casa in fase di ristrutturazione e tutto crolla. A questo punto la ristrutturazione si trasforma automaticamente in demolizione e ricostruzione ma, nel nostro paese dei miracoli avviene il prodigio; il progetto rimane denominato come ristrutturazione mantenendo le vecchie distanze dai con fini e permettendo così di costruire su aree abbastanza picco degli edifici abbastanza grossi. La legge (art. 196 ai capi 4 e del Testo Unico) alla voce “Interventi di ristrutturazione edilizia” così recita: “……L’intervento di ristrutturazione edilizi non prevede la demolizione e ricostruzione dei muri perimetrali; qualora si verifichi la demolizione anche parziale del murature perimetrali l’intervento si configura come demolizione e ricostruzione”.

Alla voce “Interventi di demolizione e ricostruzione” la legge dice:”Tali interventi si devono adeguare alle norme attuative della presente legge”. Mi sembra che più chiaro di così si muore, qui non ci sono scappatoie o interpretazioni da dare, se tu vuoi sistemare un edificio, lo vuoi ampliare o lo vuoi adeguar tecnicamente, lo puoi fare, ma se nel corso dei lavori l’edifici cade (di solito cadono da soli) allora le alternative sono sol due: 1) Lo ricostruisci nelle dimensioni così com’era e dov’era 2) lo rifai nuovo e diverso, ma con le nuove distanze dai confini  e i nuovi indici e non più dov’era prima, ma rispettando le no me di comparto. I casi di crolli improvvisi di case in ristrutturazione sono straordinariamente aumentati negli ultimi tempi nessun problema, migliorerà la dislocazione urbanistica degli edifici, miglioreranno le condizioni di vivibilità di alcuni quartieri, l’importante è che gli Uffici preposti possano essere messe nelle condizioni di agire e di impedire il consueto abuso del Legge che, in questo caso, c’è ed è molto chiara.

 

Augusto Michelotti

Presidente Associazione Micologica Sammarinese