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Alberi avvelenati

Spregevole gesto quello di avvelenare intenzionalmente delle piante, senza dubbio da condannare, ma quanti alberi sono stati tagliati negli anni dalle motoseghe e dalle ruspe per la costruzione di strade, marciapiedi, rotonde ed edifici?
Questi, sicuramente, non fanno notizia in questo paese ormai cementificato, dove non sia ha il minimo rispetto per il suolo, la campagna e il paesaggio.
In questi anni di urbanizzazione selvaggia, senza regole, di P.R.G. colabrodo, si sono ampliate notevolmente le aree urbanizzate con nuovi edifici, capannoni, nuove strade… e tutti ad elogiare il cemento, l’asfalto e la speculazione edilizia. Si sacrifica il suolo e le alberature continuamente, senza tenere conto dell’esistente bene prezioso per la comunità, l’ambiente e la qualità dell’aria.
Nessuno si è indignato quando, anni fa, vari interventi edilizi hanno comportato il sacrificio di molti alberi: vedi la rotatoria Tavolucci dove sono stati tagliati circa 50 alberi, nella realizzazione del palazzetto e campi di futsal dove sono stati falciati decine di pioppi quasi centenari lungo l’Ausa, nella strada di fondo valle, al confine di Dogana, centinaia di alberature sono state tagliate lungo il fosso di Marignano. Qualche anno fa nel parco Laiala, sono state sacrificate circa 100 piante per realizzare parcheggi e spazi esterni alla scuola elementare, altre lungo le strade e sponde dei torrenti perché ritenute pericolose.
Nelle politiche ambientali è ancora assente la consapevolezza della cura e salvaguardia delle alberature, del clima e della salute riguardo le azioni benefiche che svolgono a favore della vita animale, umana e dell’intero pianeta: producono ossigeno, purificano l’aria, riducono il surriscaldamento globale, hanno una funzione paesaggistica, contribuiscono all’alimentazione e al benessere degli abitanti.

Raniero Forcellini

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