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N° 278 Gennaio- Aprile 2022

Quando si va ad alterare il suolo con opere pubbliche o private che hanno un impatto sull’ambiente, che sia una strada, una costruzione, un ponte… si tenta di riequilibrare gli effetti negativi con la cosiddetta compensazione ambientale. Come se si provasse di ricostruire altrove quell’ecosistema distrutto e così ripristinare il danno e sentirsi in pace con l’ambiente.
Il tutto, alla fine, si risolve nel piantumare alberi altrove, lontani da dove erano, magari in numero maggiore di quelli abbattuti, ma tagliare alberi adulti con la scusa di essere sostituiti (quando poi non li sostituiscono quasi mai a sufficienza o
li rimpiazzano con essenze diverse o di scarso pregio) da giovani piantumazioni è veramente una panzana in quanto tutti lo sanno che ci vorranno decenni per riacquisire una massa arborea come quella esistente che ci forniva ossigeno e depurava l’aria. Non si son mai chiesti poi quale sia la perdita di un corridoio ecologico, di un ecosistema lì presente da decenni, fatto di erbe, fiori, arbusti, insetti, mammiferi, uccelli, … e come sia impossibile che si possa ricostruire in altre zone.

Le compensazioni ambientali, così come sono considerate, stanno fornendo un alibi per continuare a consumare suolo e territorio con cemento e asfalto e distruggere gli ecosistemi, il paesaggio e la campagna

 

Associazione Micologica Sammarinese

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