UN TERMOVALORIZZATORE A SAN MARINO?

UN TERMOVALORIZZATORE A SAN MARINO?

Iniziamo col dire che la parola “termovalorizzatore” è un neologismo creato per edulcorare quella di “inceneritore”, quindi greenwashing. Infatti, il termovalorizzatore non è altro che un inceneritore che converte una frazione del calore generato dalla combustione dei rifiuti in energia destinata ad altro uso (elettricità e teleriscaldamento).

Le dimensioni dell’impianto variano in base alla capacità di trattamento e mediamente hanno proporzioni imponenti: l’area del lotto spesso è compresa tra i 50.000 e i 100.000 mq per includere la viabilità interna dei camion; il corpo principale, unico o in più volumi accorpati, lunghi circa 150-200 metri e larghi 80-100 metri; le altezze dell’edificio variano dai 30 ai 50 metri dal piano di campagna per poter contenere le caldaie verticali; il camino (ciminiera) è l’elemento più alto con altezze standard che variano dai 60 ai 120 metri per disperdere i fumi negli strati più alti dell’atmosfera. Quindi una struttura che ha un impatto paesaggistico ed ambientale notevole.

Anche gli impianti detti di nuova generazione non sono completamente sicuri ed a “impatto ambientale zero” come si vuol far credere. Studi documentano una contaminazione dei suoli, acque, vegetazione e catena alimentare con polveri sottili, diossine, ossidi di azoto, metalli pesanti come piombo, mercurio e arsenico.

Altri studi stanno valutando il possibile effetto congiunto delle varie sostanze; pertanto, gli scienziati invitano a seguire il principio di precauzione quando si tratta della salute umana e degli ecosistemi. Ad esempio, nel 2023, l’Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE), valutando gli studi disponibili in letteratura scientifica rispetto a incenerimento dei rifiuti e salute ha consigliato limplementazione di norme che puniscano le modalità di trattamento dei rifiuti improprie, che possono provocare danni per la salute importanti. Inoltre, ha raccomandato l’implementazione di azioni di monitoraggio da parte di enti super partes, di protezione della popolazione esposta, di divulgazione e di prevenzione. (micuro.it 14.10.2024)

Passiamo ad analizzare gli aspetti economici e gestionali di tali impianti. Costruire un termovalorizzatore comporta lavori per una durata di 5-7 anni e costi di investimento molto elevati, talvolta superiori ai 500 milioni di euro. La soglia di economicità per impianti medio-grandi si attesta generalmente intorno alla capacità di trattare 100-150.000 tonnellate/anno di rifiuti, con un tempo di ammortamento degli investimenti di almeno 20 anni. Gli impianti devono bruciare 24 ore su 24 i rifiuti per mantenere le corrette temperature di esercizio e coprire i costi fissi di gestione. Dati i costi di investimento e gestione la costruzione di un impianto dimensionato su una scala inferiore alle 50.000 t/anno rende l’ammortamento insostenibile, anche perché il recupero energetico si porrebbe sotto la soglia minima non compensando neppure i costi fissi del personale e della depurazione dei fumi. Un impianto di 50-60.000 t/anno per funzionare richiederebbe una popolazione di riferimento di circa 300-400.000 persone a seconda del percentuale di raccolta differenziata. A San Marino i dati principali sui Rifiuti Solidi Urbani (RSU) riferiti all’anno 2025 sono i seguenti: produzione totale di RSU 17.000 t; Raccolta Differenziata Totale circa 7.850 t pari al 45,9% dei RSU; Rifiuto Indifferenziato circa 9.250 t pari al 54,1% dei RSU. Ne consegue che per far funzionare un impianto di medio-grandi dimensioni San Marino dovrebbe importare almeno 100.000 t/anno di rifiuti, per un impianto di medio-piccole dimensioni economicamente non sostenibile invece ne “basterebbero” circa 50.000 t/anno, in sostanza ogni giorno e per tutto l’anno decine di camion pieni di rifiuti attraverserebbero il nostro confine con quel che ne consegue.

Sui risultati della gestione dei rifiuti sammarinesi ci sarebbe molto da parlare. L’attuale modalità di raccolta che prevede il servizio “porta a porta” solo nei Castelli di Acquaviva, Chiesanuova e Fiorentino con l’aggiunta dei centri storici di San Marino Città e Borgo Maggiore, mentre nei restanti 6 Castelli si prosegue nella raccolta stradale mediante i cassonetti è molto dispendiosa e poco efficiente. Dopo quindici anni che numerose istanze sono state avanzate dalla società civile chiedendo un salto di qualità per incrementare la raccolta differenziata, essere oggi ancora sotto il 50% è una sconfitta per tutta la cittadinanza, ma soprattutto per la classe politica e l’AASS.

Una sconfitta che comporta conseguenze ambientali, politiche e sociali sulle quali sarebbe troppo lungo soffermarsi, pertanto affronteremo in questa sede solo alcuni aspetti economici. Sino a qualche anno fa i nostri rifiuti venivano conferiti alla Regione Emilia-Romagna, ora invece vengono trasportati e smaltiti nella regione Lombardia con immaginabili incrementi dei costi di trasporto e conferimento, per non parlare di inquinamento. Infatti, l’ER non ha più accettato i rifiuti di San Marino in quanto non erano stati rispettati gli standard previsti negli accordi bilaterali, in particolare per quanto riguardava la mancata riduzione della quota di raccolta indifferenziata che i cittadini di Coriano non volevano fosse più conferita nel loro inceneritore. Noi invece lo vorremmo per bruciare anche quelli degli altri!?

Il bilancio previsionale 2026-2028 dell’Azienda Autonoma di Stato per i Servizi Pubblici (AASS) di San Marino per il Servizio di Igiene Urbana e la gestione dei rifiuti contempla costi per un presunto totale complessivo di circa 4.680.000 euro. Poiché nel 2013 tali costi a consuntivo superavano 5,5 milioni di euro, considerando l’inflazione, l’incremento dei mezzi e delle maestranze utilizzate (anche attraverso l’ingaggio di ditte terze operanti per conto dell’AASS) dubitiamo che siano diminuiti i costi ma sicuramente sono lievitati, quindi pensiamo che diverse spese vengano nascoste nei meandri di altri capitoli e voci di bilancio. La voce che risulta più emblematica è la spesa di 450.000 € per smaltire la frazione differenziata, perché significa che gli sforzi di differenziazione che la popolazione sta compiendo per trasformare gli scarti in materie prime seconde riciclabili, invece di divenire una entrata a favore della collettività sono gestite a costo. Questo a nostro avviso è un emblema del fallimento del sistema Paese!

La direttiva CE 2008/98 fissa una gerarchia precisa nella gestione dei rifiuti: prevenzione, riutilizzo, riciclo, recupero (anche energetico) e solo per ultimo lo smaltimento. L’UE chiede a tutti gli stati ed all’Italia un riciclo dei rifiuti di almeno il 65% ed uno smaltimento in discarica sotto il 10% entro il 2035, quindi in futuro solo la quota residua del 25% di rifiuti indifferenziati italiani potrebbero finire nei termovalorizzatori, con buona pace delle menti illuminate che vorrebbero costruirne uno a San Marino e allo stesso tempo siglare un accordo di associazione con l’UE!

Se 15 anni fa le istituzioni sammarinesi avessero accolto le istanze delle associazioni dotando il paese di un progetto sulla gestione dei RSU a lungo termine, serio, sostenibile e lungimirante oggi ci troveremmo con una raccolta differenziata almeno all’80%, invece dell’attuale 45%, quindi ci sarebbero costi inferiori ed a nessuno verrebbe in mente di parlare di termovalorizzatore.

Poi se avessimo fatto un piano per la riduzione a monte del rifiuto, come ci insegna la “strategia rifiuti zero”, molte aziende sammarinesi avrebbero potuto ridurre considerevolmente la produzione dei rifiuti speciali, che attualmente conferiscono singolarmente a soggetti italiani con costi complessivi milionari, invece per diverse tipologie si potrebbe progettare di gestirle in maniera consorziata valorizzandole e facendole divenire materie prime seconde.

La politica sammarinese, le organizzazioni imprenditoriali e sociali, il mondo dell’economia, la cittadinanza, insomma l’intero sistema Paese dovrebbe porsi degli obiettivi alti e sostenibili, non farsi distrarre da proposte fuori luogo e fuorvianti avanzate dai soliti “prenditori”. Non possiamo permetterci di incrementare il debito pubblico con investimenti sbagliati, che promettono risultati mirabolanti (introiti monofase milionari, migliaia di turisti, centinaia di dipendenti!), invece arricchiscono i soliti noti sfruttando ed inquinando il territorio e non rispettando i diritti e le aspettative delle future generazioni.

San Marino dovrebbe puntare a divenire un piccolo distretto di eccellenza per l’economia circolare e l’efficienza energetica (l’industria ed il terziario sammarinese sono responsabili di circa il 50% dei consumi energetici totali, quindi hanno ampi margini di miglioramento) riconvertendo gradualmente le attuali aziende e creando nuove start up, sviluppando così nuove professionalità green si darebbero possibilità ai giovani laureati sammarinesi di trovare occupazioni all’altezza delle loro aspettative, mentre oggi molti sono costretti a cercarle fuori. Solo un paese che valorizzi e non “bruci” le proprie risorse materiali, ambientali ed umane potrà ambire di competere in Europa e divenire un buon esempio da seguire sul nostro pianeta.

 

 

 

Direttivo A.M.S.

2 sett 2026